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Un prototipo rivoluzionario per i diabetici, monitorato nell’ambito di ASOC

26/04/2024

Gli italiani affetti da diabete tipo 2 sono circa il 6% della popolazione, cioè quasi 4 milioni di persone. Si stima, tuttavia, che a questo numero possa aggiungersi circa 1,5 milione di persone affette da malattia non ancora diagnosticata. Un fenomeno che registra un incremento soprattutto dopo la pandemia da Covid-19.

Tenendo in considerazione le statistiche ma soprattutto la necessità di migliorare la qualità della vita delle persone affette da diabete di tipo 1 e 2 sono stati programmati numerosi investimenti pubblici finanziati anche dalle politiche di coesione tra gli incentivi alle imprese in Ricerca e innovazione: tra questi, vi è anche la produzione di un dispositivo robotico per il rilascio di insulina a livello intraperitoneale, progetto finanziato dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione nel ciclo di programmazione 2014-2020 per un importo di € 1.131.404,12. Un progetto innovativo e unico nel suo genere, che gli studenti e le studentesse dell’Istituto Tecnico G. Marconi di Pontedera (PI) hanno scelto di monitorare nell’edizione ASOC 2019-2020, un’annualità particolarmente difficile per via del Covid-19 e del conseguente lockdown che ha imposto numerose restrizioni.

foto di studenti a lavoroIl team RoboPharm ha esplorato il mondo della robotica applicata al settore biomedico, ha incontrato gli artefici del progetto e intervistato uno dei pazienti che ha sperimentato l’efficacia del prototipo ideato nel 2009 e progettato con l’obiettivo di superare i limiti delle terapie tradizionali per il diabete, consentendo un monitoraggio continuo del livello di glucosio nel sangue e un’infusione automatica di insulina nell’organismo.

Come spiega la Regione Toscana, soggetto programmatore del progetto, nell’agosto del 2021 è stata depositata una domanda di brevetto dal titolo “A SYSTEM FOR THE CONTROLLED ADMINISTRATION OF A SUBSTANCE WITH AN IMPLANTABLE INFUSION DEVICE PROVIDED WITH AN IMPROVED DOCKING GROUP FOR RELIABLY DOCKING AN INGESTIBLE SUBSTANCE CARRIER”, riconducibile almeno in parte ad alcune delle tematiche del progetto.

Il sistema sviluppato dai ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna, oltre a consentire una terapia localizzata e una infusione fisiologica, può essere molto utile per coloro che devono assumere insulina più volte al giorno. 

funzionamento prototipoLavoriamo da tempo nella robotica per terapia e chirurgia mini-invasiva - raccontava il team di ricercatori nel 2021 ai microfoni di “Portale Diabete - e abbiamo sviluppato capsule per il monitoraggio gastrointestinale e sistemi magnetici per azionamenti remoti in chirurgia. Nell’ambito di una scuola di dottorato, nacque l’idea di pensare alle capsule come a degli shuttle che potevano rifornire degli organi interni artificiali, così da trattare patologie croniche di estrema rilevanza. Un finanziamento della Regione Toscana ci ha permesso di ottenere questi incoraggianti risultati”

Un dispositivo rivoluzionario che potrebbe consentire la costruzione del primo pancreas artificiale totalmente impiantabile e che potrebbe essere impiegato anche nel trattamento di altre patologie croniche e acute a carico degli organi intraperitoneali. 

Dai dati che siamo riusciti a raccogliere e dalle informazioni avute dai ricercatori - scrivono gli studenti e le studentesse del team toscano di ASOC nel loro report Monithon compilato nel 2020 - le varie difficoltà legate alla realizzazione del prototipo sono state superate grazie alla collaborazione di tutte le componenti del team. Il rischio è quello che il prototipo non venga messo in commercio in tempi brevi”

Prototipo per diabeticiIl valore aggiunto della ricerca portata avanti dagli studenti è anche stato quello di poter raccogliere feedback e informazioni utili direttamente da un paziente diabetico, che ha potuto sperimentare per un anno e mezzo il micro infusore. Dal video del monitoraggio civico è infatti possibile ascoltare l’intervista rivolta ad Alex, che ha raccontato paure e aspettative: “Utilizzando il dispositivo è cambiato tutto, soprattutto perchè il software realizzato calcola direttamente la dose necessaria. Unico punto dolente sono le dimensioni, sarebbe importante pensare a una soluzione senza fili”

Grazie ad ASOC le scuole partecipanti affrontano tematiche complesse e allo stesso tempo fondamentali, anche per lo sviluppo di metodi e strumenti innovativi nel campo della ricerca applicata alla medicina, si confrontano con i professionisti e le professioniste del settore e hanno il compito, non sempre facile, di tradurre in storie atti, studi di fattibilità e dettagli tecnici spesso complessi e sofisticati.

Scopri il progetto monitorato Vai al blog del team ASOC

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